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Ana Petrović

"Nothing to All - All to Nothing."

Mueseo della Città di Rovinj - Rovigno e Chiesa di S. Tommaso, via Del Monte, Rovigno
martedì 25 luglio 2017 - venerdì 18 agosto 2017


"Nothing to All - All to Nothing."

L’arte concettuale è iniziata verso la metà degli anni Sessanta del secolo scorso con opere d’arte in cui dominava il gioco di parole o in esse il pensiero era al di sopra del piacere estetico. Ana Petrović ha scelto tale espressione artistica, presentandola con le opere degli anni precedenti alla mostra collettiva della “Colonia artistica di Rovigno”, e lo conferma anche in questa mostra personale. Il titolo stesso della mostra ce lo indica e conferma; con la bellezza del suo pensiero compenetra e gareggia con la bellezza estetica dell’esposizione di questo stesso pensiero. Il pensiero che da il titolo alla mostra è al medesimo tempo la stessa opera esposta. Pensiero che può essere tradotto anche come: Da nulla a tutto – Da tutto a niente, o semplicemente: Niente a tutto – Tutto a niente. La medesima frase s’impone anche come il paradigma molto frequente: Niente o tutto – Tutto o niente, nella descrizione della configurazione mentale e dell’atteggiamento di certa gente.

A dire il vero, potremo impostarlo anche come: Dall’eternità all’infinità - Dall’infinità all’eternità, dove il niente è uguale all’infinità come l’eternità è uguale a tutto! Questo gioco mentale di parole nella proposizione stabilisce la bellezza estetica dell’opera d’arte, specialmente quando comprendiamo che l’artista è riuscita a presentare anche visualmente il pensiero ovvero le parole di questo stesso pensiero. Unire tutto in un’opera d’arte in cui tutti gli elementi assieme si compenetrano e si fondono in una cosa sola. È un compito difficile, visto che in un processo complesso il pensiero è seguito dalle parole e le parole sono seguite dal pensiero. Un processo complesso che si capitombola continuamente fino all’infinità, va via e ritorna spiralmente. Tale continua trasposizione di pensiero in un nodo e il contemporaneo scioglimento dal nodo con l’ausilio delle parole si trasforma in comunicazione. In comunicazione principalmente di noi stessi con noi stessi, allo stesso modo da bambini abbiamo imparato la lingua e il modo di pensare; quando, con l’aiuto del rovesciamento di determinate parole avanti-indietro, finalmente abbiamo imparato, approvato e compreso il suo significato. Un processo parallelo e contemporaneo all’esercitazione della sicurezza con cui i bambini scoprono e imparano le abilità linguistiche di pronuncia e quelle del pensiero.

Però, questo nostro discorso interno, i nostri pensieri, hanno bisogno di un ponte con il mondo esterno, anche se non espressamente e non sempre attraverso le parole e le frasi pronunciate. Indipendentemente dal fatto che tutta l’opera, cioè il pensiero, avrebbe potuto essere presentato comodamente come una frase scritta o detta, l’artista ha voluto trasmettere il significato del pensiero anche con l’aiuto del mezzo d’espressione pittorica. Ana Petrović si volta perciò verso la presentazione visiva dei segni e dei simboli delle lettere in maniera moderna. Senz’altro in ciò si può riconoscere il retaggio dell’espressione del periodo delle Nuove tendenze nonché le convenzioni culturologiche nella comprensione del media cinematografico, tuttavia prevale la tecniica usata dai computer moderni. I numerosi strati di tela nell’ambiente della galleria su cui si proietta l’immagine, sono una connessione all’espressione degli anni Sessanta, mentre lo scorrere del tempo è evidenziato dalla componente cinematografica del video necessario per il susseguirsi delle esposizioni, attraverso le quali in fin fine si compone l’immagine delle parole ovvero le frasi. L’insieme delle combinazioni dei segni (lettere), interrotti dalla sparizione parziale o completa, senza alcun senso hanno il medesimo significato dei messaggi che usiamo tutti i giorni nel mondo digitale moderno. L’artista con ciò pone le caratteristiche tecnologiche elettroniche dell’immagine video al centro del contesto che problematizza la sua espressione artistica.

Ana Petrović ha riempito a strati l’ambiente della galleria con proiezioni video sulle tele che pendono dal soffitto. In tal modo ha trasformato tutta l’architettura interna in una scatola temporale. Ha scelto la luce e il buio come elementi principali che usa e con i quali si può esprimere – tutto! Le immagini sono fatte da una moltitudine di segni di significato sconnesso e rispecchiano gli schermi tablet e i messaggi che vi si creano. Le combinazioni di buio e luce creano una particolare struttura alla quale ci adattiamo gradualmente. Con questa installazione ambientale-temporale offre uno sguardo sul mondo e sulla comunicazione. La comunicazione si esprime attraverso una duplice proiezione che ha la fonte su entrambe le parti opposte dell’ambiente, ogni proiezione ha una sua frase, di significato opposto. Il visitatore riesce a scoprire questa frase soltanto se partecipa attentamente e con pazienza a tutto il processo temporale della proiezione, e nel farlo deve guardare tutto da diverse posizioni dell’ambiente. La poiezione si svolge lettera per lettera, che inoltre si sposta al buio sulla tela di proiezione.

La superficie bidimensionale della tela di proiezione trasparente, con l’aiuto della proiezione delle lettere, si trasforma in un ambiente infervorito e pluridimensionale con un’insolita energia cinetica a cui si giunge con piccoli spostamenti. Gli spostamenti della luce nel buio sembrano un balletto. La luce, spostandosi continuamente con leggerezza in tutte le direzioni, risplende attraverso gli strati. Perdendo forza nei punti più lontani dove s’intreccia, cede il posto ad una luce più forte con la proiezione delle lettere di segno contrario. Con l’aiuto dei movimenti e dell’intensità della luce da figure del tutto semplici si creano forme complesse, intricate. Le lettere fanno capolino e spariscono, come se venissero da qualche parte o andassero in qualche luogo. Ai visitatori sono visibili soltanto singolarmente e ripetuti attraverso più strati, ogni volta maggiori e meno accentuati, più cupi. Ci sono vari gradi di ciò che si vede e non si vede nell’ambiente della galleria, dipende dal punto in cui l’osservatore si trova. Tutte le parti invisibili della proiezione video con quelle visibili, con l’aiuto della memoria, acquisiscono forme reali nella nostra immaginazione. Dobbiamo ricordare ciò che abbiamo visto per collegarlo in un pensiero.

I visitatori della mostra diventano partecipanti, introdotti in un altro mondo, esoterico e misterioso, un mondo fuori dalla semplice vita, un mondo di consapevolezza e pensiero. La galleria diventa un luogo in cui avviene il dialogo con i pensieri ricorrendo al tempo passato, ma anche futuro. Il dialogo con il presente che diventa passato, mentre allo stesso tempo il futuro diventa presente, con l’indagine parallela dell’essenza e della coscienza attraverso l’interpretazione artistica. La mostra include il visitatore nel suo processo ludico in cui prevale il gioco del nascondino e dei rebus; l’impercettibile, l’invisibile con il visibile, promuovono nel nostro conscio processi complessi, risvegliano la fantasia ... La luce stabilisce l’esistenza, ma anche la sparizione delle forme, dei segni, dei simboli proiettati che in verità sono veramente lettere. Sulle tele proiettate la luce e il buio formano la componente principale delle forme, mentre l’ambiente della galleria rappresenta il luogo dove riflettere sui rapporti fra spazio, tempo, ricordo e identità. L’assenza di colore o la componente monocromatica dei segni è al servizio della riduzione dell’espressione artistica dell’artista. Con alcuni semplici segni il dialogo sofisticato con il visibile e l’invisibile, la forma spazio-tempo e la memoria. L’ordine e il caos nel nostro processo temporale di riflessione e coscienza che si alternano ininterrottamente attraverso gli strati insignificanti di significato intricato e sconnesso, dicono in fondo che il presente è soltanto un attimo appena visibile!
Dario Sošić
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